Appassionati di cinema, cercatori di gossip, affascinati dalla storia, aspiranti attori/attrici, questo tributo è per tutti voi!

Avete mai sognato di partecipare alla notte degli Oscar? A cosa dedichereste il vostro discorso qualora vinceste la famosissima statuetta d’oro?

Ci sono stati degli speeches che hanno segnato la storia di Hollywood.

Uno dei quali ha avuto luogo nel marzo del 1973. Candidato al premio come migliore attore protagonista fu Marlon Brando, per il suo ruolo ne Il Padrino, The Godfather. Vinse proprio grazie alla parte di Don Vito Corleone, impegnato nel difficile compito di tenere la famiglia unita e l’impero mafioso compatto.

A rendere ancora più memorabile quel momento fu il fatto che Marlon Brando non si presentò alla cerimonia e fu Sacheeen Littlefeather a prendere la parola. Trovate il suo discorso qui

Ve ne parliamo oggi in occasione dello Human Rights Day!

Sacheen Littlefeather era una rappresentante degli indiani d’America. Prese la parola durante la cerimonia della statuetta d’oro più famosa del mondo tra i fischi dopo aver promesso a Marlon Brando che non avrebbe neanche toccato l’Oscar. Con educazione e umiltà pose l’accento sul modo in cui la minoranza di cui faceva parte (Apache e Yaqui) fosse abitualmente maltrattata dall’industria cinematografica.

Marlon, da sempre attivo difensore della causa dei nativi americani scelse di rifiutare il premio in nome delle continue ingiustizie vissute da questo popolo.

Perchè scelse proprio Sacheen?

Era un’ attivista per i diritti civili e presidente del National Native American Affirmative Image Committee. A 20 anni cominciò a studiare la rappresentazione del suo popolo nei film, nella tivù e nello sport. La sua passione coinvolse molte celebrità: da Jane Fonda a Anthony Quinn, da Burt Lancaster fino a Marlon Brando. Approfittando della conoscenza con Francis Ford Coppola (era suo vicino di casa), contattò Brando per sapere se fosse interessato alle sue battaglie. Per mesi non ricevette alcuna risposta. Poi una sera, mentre lavorava in radio a San Francisco, fu contattata dalla star. Tra i due nacque un’ottima amicizia.

«Questa sera rappresento Marlon Brando. Mi ha chiesto di dirvi […] che è davvero dispiaciuto di non poter accettare questo premio. La ragione è dovuta al trattamento degli indiani d’America nell’odierna industria cinematografica […] e televisiva, anche rispetto ai recenti avvenimenti di Wounded Knee».

Sacheen Littlefeather, che sognava una carriera da attrice, aveva appena iniziato ad informarsi sulle sue origini Apache e aveva fatto delle sue ricerche una missione di vita.

La notte degli Oscar non fu un momento semplice, il discorso di Sacheen indignò molti, lei ricevette minacce di morte prima e dopo aver preso parola. La sua esposizione mediatica la portò anche a dover rinunciare alla carriera da attrice perchè considerata una donna pericolosa. Eppure, come ha dichiarato anche pochissimo tempo fa, non si pentì mai di essersi prodigata per prima per la causa del proprio popolo.

Non è solo una questione di cinema…

Fu la prima donna di colore, la prima indigena, a utilizzare l’Academy Awards per fare un discorso politico. Nel 1973 il suo coraggio di certo non passò inosservato.

“I didn’t use my fist [she clenches her fist]. I didn’t use swearwords. I didn’t raise my voice. But I prayed that my ancestors would help me. I went up there like a warrior woman. I went up there with the grace and the beauty and the courage and the humility of my people. I spoke from my heart.”

Per la prima volta, quella notte, la cerimonia fu trasmessa in tutto il mondo, e questo la rese l’occasione perfetta per Marlon e Sacheen per sensibilizzare più persone possibili sul tema. Dopo l’intervento di quella serata e la pubblicazione sul New York Times di tutto il discorso del famoso attore, l’attenzione mediatica si spostò sui recenti avvenimenti di Wounded Knee.

La Storia di Wounded Knee

Wounded Knee, riserva naturale in South Dakota, spesso fu teatro di scontri per il popolo nativo americano. Ricordando la strage avvenuta nel 1890, e con nuove rimostranze in merito alle ingiustizie cui gli Indiani d’America erano ancora soggetti, nel 1973 ci fu un altro assedio nella riserva naturale.

200 membri dell’American Indian Movement presero con la forza il villaggio della riserva di Wounded Knee, lo dichiararono “Nazione indipendente Oglala Sioux” e giurarono di rimanere fino a quando il governo degli Stati Uniti non avrebbe soddisfatto le richieste dell’AIM per un cambiamento di direzione, una revisione di tutti i trattati indiani e un’indagine del Senato degli Stati Uniti sul trattamento dei nativi americani in generale. Gli indiani furono immediatamente circondati dai federali e iniziò un assedio, che terminò l’8 maggio quando gli indiani consegnarono le armi e furono evacuati in cambio di una promessa di negoziati più vantaggiosi per il popolo nativo.

Due indiani furono uccisi e un maresciallo federale rimase gravemente ferito durante l’assedio, che alternava trattative e scontri a fuoco.

Sacheen Littlefeather oggi

Oggi Sacheen Littlefeather ha 75 anni, parla ancora con orgoglio e affetto di quella notte del 23 Marzo 1973 ed è fiera del suo percorso. Oggi è di esempio per le moltissime donne che rivendicano il diritto di far sentire la propria voce. Non ha ispirato solo una generazione di donne, ma il mondo intero.

Anche Hollywood è cambiata, Buffy Sainte-Marie, nel 1983, è stata la prima Indigena del Nord America a vincere l’Oscar per la miglior canzone originale. Wes Studi, nel 2019, ha vinto un Oscar onorario per la recitazione, diventando la seconda persona Nativa Americana ad aver ricevuto l’Oscar. Anche Taika Waititi ha portato in alto l’orgoglio indigeno (maori), vincendo l’oscar per la scrittura di Jojo Rabbit.

Human Rights Day

Marlon Brando e Sacheen Littlefeather hanno contribuito alla causa dei nativi americani in modo concreto, quali migliori figure di loro avremmo potuto presentare in occasione dello Human Rights Day?

Marlon per tutta la sua vita si impegnò concretamente nella difesa dei diritti umani, lo fece attivamente dal 1946 fino ad arrivare alla marcia di Washington, fu un forte sostenitore e amico di Martin Luther King e simpatizzò anche le Black Panther. Una filosofia di vita che lo spinse sempre a lottare al fianco dei più deboli è racchiusa in una delle sue più famose citazioni:

“If we are not our brother’s keeper, at least let us not be his executioner.”

Sacheen dopo quel minuto in cui difese il suo popolo non si fermò, lavorò al fianco di Madre Teresa e per difendere i malati di AIDS. Di se stessa oggi dice:

“I promised myself a long time ago that I would lead an interesting life.” Secondo noi ci è perfettamente riuscita.

Avevate mai sentito parlare di questo episodio? Quali altri personaggi vi vengono in mente per celebrare lo Human Rights Day?

Fatecelo sapere nei commenti.